Cuba, un’isola dalle profonde contraddizioni, si trova oggi a fronteggiare un futuro incerto per le sue nuove generazioni. In un contesto segnato da un embargo che perdura da decenni, da una povertà crescente e da disuguaglianze sempre più accentuate tra le aree urbane e rurali, i bambini cubani si vedono privati di opportunità cruciali per la loro crescita.

La scarsità di risorse, le difficoltà nell’accesso a un’istruzione di qualità, e la crescente malnutrizione sono solo alcuni dei problemi che emergono in un sistema già fragile.

Lembi di un tempo in cui il paese si vantava di un sistema educativo di riferimento, oggi la realtà è ben diversa. L’embargo non è solo una questione politica, ma una vera e propria violazione dei diritti umani, con effetti devastanti per le radici dell’infanzia cubana. Questo articolo esplora come tali difficoltà minacciano il benessere e le aspirazioni delle giovani generazioni, mettendo in discussione la possibilità di un futuro migliore in un paese dove le speranze sembrano offuscate dalle difficoltà quotidiane.

A L’Avana, una delle principali città cubane, sono migliaia i bambini che, per sopravvivere, sono costretti a chiedere ai passanti qualche moneta. Secondo alcune stime locali, circa il 15% dei bambini nelle grandi aree urbane si trova in questa condizione di estrema vulnerabilità, senza un posto sicuro dove vivere, spesso orfani o provenienti da famiglie che non riescono a garantir loro nemmeno i bisogni di base.

Il contrasto tra la vita nelle grandi città come L’Avana e nelle aree rurali è drammatico. Mentre nella capitale si concentra gran parte dei servizi, le aree rurali, e in particolare le zone più remote, sono gravemente sottoservite. La qualità della vita nelle campagne cubane è molto più bassa rispetto alle città, con carenze significative nell’accesso all’istruzione e ai servizi sanitari. Mentre la capitale può vantare ospedali con medici altamente qualificati, nelle campagne i bambini spesso non hanno accesso alle vaccinazioni o a trattamenti di base, una lacuna che è devastante per la loro salute.

Per quanto riguarda l’istruzione, l’accesso a una scuola di qualità è un diritto formalmente garantito, ma la realtà è ben diversa. La percentuale di bambini che abbandonano la scuola nelle aree rurali è più alta rispetto alle città, dove esiste una rete di scuole relativamente ben organizzate. Nel 2023, si stima che il tasso di abbandono scolastico nelle zone rurali sia del 12%, rispetto al 3% nelle città. La scarsità di risorse didattiche, la mancanza di insegnanti e la necessità di spostamenti lunghi per raggiungere le scuole sono fattori che contribuiscono a questo fenomeno.

In parallelo, la malnutrizione è un altro problema che affligge l’infanzia cubana, in particolare nelle aree rurali e nelle zone più povere di L’Avana. A causa della scarsità di alimenti freschi, molti bambini soffrono di gravi carenze nutrizionali che incidono sul loro sviluppo fisico e cognitivo. Secondo dati recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), circa il 14% dei bambini cubani sotto i 5 anni soffre di malnutrizione, con un impatto che si riflette sulla crescita e sul rendimento scolastico.

Oltre a questi problemi tangibili, i bambini cubani stanno affrontando un trauma psicologico profondo. L’embargo economico, le difficoltà quotidiane e la costante incertezza economica hanno un impatto devastante sulla salute mentale di milioni di bambini. Molti di loro crescono in un ambiente in cui la povertà è la norma, e l’accesso a risorse psicologiche o supporto emotivo è praticamente inesistente. Le statistiche sulle malattie mentali infantili sono preoccupanti: si stima che il 20% dei bambini cubani sotto i 18 anni abbia mostrato segni di stress psicologico, ansia e depressione.

L’embargo imposto a Cuba rappresenta una grave violazione dei diritti umani, con conseguenze devastanti soprattutto per le giovani generazioni. Sebbene l’embargo sia stato giustificato da motivazioni politiche ed economiche, il suo impatto sul popolo cubano è innegabile e particolarmente doloroso per i bambini, che sono i più vulnerabili in un contesto di scarsità di risorse. La negazione dell’accesso a beni e servizi essenziali come cibo, medicine, istruzione di qualità e assistenza sanitaria costituisce una chiara violazione del diritto fondamentale di ogni bambino a crescere in un ambiente sicuro e sano.